mercoledì 22 gennaio 2014

Il primo anno scolastico | Lucia Veronesi e la camarilla del Codazzi, quei porci fascisti | Escuela Agustin Codazzi, Caracas

Nel maggio del 2005, non pensavo che sarei più tornato a lavorare a Caracas, principalmente per la concezione "arcaica" del lavoro espressa dai superiori, dalla dirigente Anna Grazia Greco ai gregari della Giunta direttiva del Codazzi
Nei loro modi di fare era implicita una completa mancanza di fiducia, per quanto non fosse facile comprenderne i motivi. Ovviamente la disistima era reciproca, quegli inetti erano capaci solo di creare dissidi e caos. Inoltre, la mancanza di chiarezza da parte di quella gente era diventato un cliché, altro che trasparenza nella Pubblica Amministrazione, sembravano la congrega dei frati neri e, a dirla tutta, ne sono successe di cose strane in quella scuola e non soltanto a me.
Premesso ciò, fu una vera sorpresa sentirsi dire dalla preside Lucia Veronesi, di presentare domanda per insegnare l'anno successivo, perché "i genitori sono contenti del lavoro che ha fatto"
Anche in quella istituzione educativa, c'era tanta gente a posto. Era il 16 maggio del 2005.


Consorterie | Lucia Veronesi e la camarilla del Codazzi
Consorterie | Lucia Veronesi e la cricca del Codazzi

sabato 18 gennaio 2014

Los escualidos della scuola Agustin Codazzi | Lucia Veronesi al Codazzi

Los escualidos, opposizione imperialista al governo Chavéz, dispongono di grandi risorse economiche e sono presenti su diversi media del Paese, dalla Tv alla radio, da internet ai quotidiani. Il colonialismo culturale, infatti, rappresenta una fetta importante della politica estera americana. I format televisivi e gli articoli sono ovunque gli stessi. 
Va da sé che quest'operazione non ha niente di culturale, ma rappresenta in sommo grado il suo opposto, ovvero la pianificazione dell'istupidimento generalizzato che si può semplificare in due punti. 
  • Distogliere le persone dalle cose essenziali per renderle manipolabili. 
  • Gettare discredito e diffidenza verso la cultura intesa come studio e conoscenza. 

El caballero escualido - Marino Marini
Il meccanismo in sé è antico e già sperimentato in passato da altri poteri, si pensi alla Chiesa. 
Los escualidos infatti hanno tante disponibilità ma poca fantasia: sono ripetitivi fino alla noia. Ora, tra quella gentaglia per cui ho lavorato a Caracas, i rappresentanti della Giunta Direttiva del Codazzi, c'era un'alta concentrazione di escualidos. Squallidi e mariuoli. 
Per quanto molti di essi ostentassero ammirazione per Hugo Chavéz, erano di fatto legati mani e piedi all'opposizione imperialista. Qualcuno vantava anche una rete televisiva facente capo al network de los escualidos
Un vero e proprio branco di chiaviche!
Questo spiega come mai, nonostante la continua ostentazione di beni materiali: auto, abiti, e l'apparente internazionalismo, quella gentaglia vivesse praticamente reclusa dentro ville-bunker, inaccessibili luoghi di lavoro ed esclusivi club tematici... In sostanza, le loro infami vite all'apparenza così brillanti, si svolgevano tra una cerchia molto striminzita di persone a loro simili: la minoranza infame.
In realtà, queste osservazioni sugli affiliati dell'ACE "Agustin Codazzi" di Caracas sono la calzante metafora di tutti los escualidos del mondo: polli di batteria che si credono albatros.

Lucia Veronesi e los escualidos del colegio Agustin Codazzi - Caracas

venerdì 17 gennaio 2014

Guido Brigli e Rai international | Lucia Veronesi e la cricca del Codazzi - rete Globovision

Caracas, ottobre 2004 - Durante il primo mese di lavoro al Codazzi, si presentò in classe un tipo con la telecamera professionale nel bel mezzo di una lezione. Costui era un cameramen della televisione italiana, la vecchia e mai troppo rimpianta Radio Televisione Italiana, Rai. Mi chiese se poteva fare riprese ed io non gli risposi favorevolmente... oddio, proprio non ricordo cosa gli avessi risposto, ma il cameramen non si sentì il benvenuto nella mia classe, infatti non lo era. Allora si affacciò dall'uscio della classe un tipo dal volto oblungo, ben vestito e pettinato, che si presentò come il capo della Giunta Direttiva del Codazzi, Guido Brigli. 

Rai international Colegio "Agustin Codazzi" - Caracas


Mi disse che il tipo che si autoinvitava era il cameramen della Rai, rai international, per la precisione. Mi chiese se poteva entrare a fare delle riprese in classe. Non ero ancora molto convinto, ma come potevo rifiutarmi a quello che si presentava come il capo della baracca? Dunque acconsentii, senza sentirmi in dovere di fare gli onori di casa. Quindi ignorai l'addetto che scrutava e registrava col suo apparecchio. Gli alunni fecero altrettanto e continuarono a lavorare come se nulla fosse accaduto.
A ripensarci, avrei potuto obiettare che non potevano presentarsi di punto in bianco e che avrebbero dovuto almeno avvisarmi prima. Giusto per stopparli, perché come avrei imparato in seguito, quella gente proprio non aveva idea di cosa fosse il rispetto altrui...
 
Ad ogni modo, cosa cercava di dimostrare quell'emerita testa di cazzo di Guido Brigli? 
Che loro, quelli della cricca Codazzi, oltre ad essere ben vestiti e pettinati, disponevano anche di un certo potere? Stava forse cercando d'impressionarmi, quel burattino incravattato?

Tempo dopo ho scoperto che alcuni elementi della Giunta del Codazzi, meglio conosciuti come escualidos, erano i proprietari della rete televisiva Globovision, tristemente rinomata per aver istigato, nel 2002, i cittadini venezuelani alla sovversione. Da ricerche fatte per risalire al nome del capo di quella televisione, non risulta il nome italiano che conoscevo, per cui credo che il padrone ufficiale sia un volgarissimo prestanome. Il vero proprietario, un'altra faccia di cazzo della cricca Codazzi abita proprio a due passi da Globovision, due centinaia di metri più su della scuola "Agustin Codazzi".

sabato 11 gennaio 2014

Lucia Veronesi e quei porci fascisti del Codazzi | Minerva Valletta e la señora Baffone: Il problema Agustin Codazzi

Quando Lucia Veronesi ci fece ritirare i volantini in cui, almeno, si spiegavano le ragioni di  proteste e probabili scioperi da parte di noi insegnanti, mi salì un'incazzatura unica. Non mi andava di fargliela passare liscia a quei figli di una jettata della cricca Codazzi. Cosicché, su due piedi, inventai una contromossa. Feci scrivere un problema per casa in cui si descrivevano, per sommi capi, i motivi di conflitto con quei delinquenti in doppiopetto. In sintesi, dei professori erano stati chiamati da alcuni imbroglioni in Venezuela. E dopo, gli imbroglioni, per non smentirsi, non volevano pagare i professori.
Era appena una piccola parte della verità, neanche la cima dell'iceberg, ma era l'inizio di qualcosa.
Da quel momento in poi, tra me e loro ci sarebbe stata la guerra: da allora, quegli infami un problema ce l'avrebbero avuto per davvero... 
Il problema ero io.

Quella sera ci fu l'ennesima riunione perditempo con quei mangia pane a tradimento, quegli escualidos tout court dell'associazione delinquenziale senza scopo di lucro “Agustin Codazzi” (con conto cifrato su banca svizzera, la Credìt Suisse – filiale di Lugano). 


ACE "Escuela Agustin Codazzi", Caracas

Prima che entrassimo, alcuni elementi della Giunta erano chiusi in una sala a discutere. Dire che discutevano è un eufemismo: in realtà, a giudicare dal trambusto di voci, pareva che si stessero scannando. Non li avevo mai sentiti gridare, avevano dei modi molto cardinalizi: sempre abbottonati e felpati, difficilmente gli sfuggiva una parolina in più; quella sera, invece, erano molto alterati e stavano gridando. Quando ne uscì Guido Brigli mi fece addirittura pena tanto era conciato: sembrava che l'avessero appena picchiato. 
Colpiti e affondati, dunque: il problema era andato a segno...  Ed era appena l'antipasto.
Il “problema” ebbe il merito di far venire fuori i diversi attori di quella patetica farsa. Le gemelline dell'intrigo, Minerva Valletta e la señora Baffone, il giorno successivo provarono inutilmente ad attaccarmi, dimostrando come fossero legate mani e piedi a quei filibustieri cerebrolesi della Giunta Direttiva del Codazzi.

Fu una vera sorpresa riscontrare quanto le due cognatine, la signora Baffone e Minerva Valletta, si identificassero con la Giunta Direttiva del Codazzi. Altrettanto curiosa è la posizione assunta da Minerva Valletta appena 2 anni dopo, a 4 giorni dal mio rientro in Italia dal Venezuela...


Minerva Valletta, moglie dell'autista dell'Ambasciata italiana signor Bagordo

Il giorno seguente, la preside, Lucia Veronesi, mi convocò per chiedermi spiegazioni in merito a quel "problema" assegnato in classe: “Cosa c'è che non va? - le dissi – Non ho fatto il nome di nessuno (di quei cornuti figli di puttana), ma se non fosse completamente persuasa, farò aggiungere la formuletta: ogni riferimento a fatti reali e a persone esistenti è puramente casuale”. Caso chiuso.

lunedì 18 novembre 2013

Lucia Veronesi e il lavoro - La Voce d'Italia, Caracas

Lucia Veronesi

Pubblicato il 23 aprile 2009 da Barbara Meo Evoli 21/04/2009


CARACAS – “L’amore per gli alunni. Lucia Veronesi viveva il suo lavoro con questo sentimento” dice commossa Eleonora Vaccaro, vicepresidente della scuola Agustín Codazzi. A seguito della morte della preside del ‘Colegio’, la maggior parte degli studenti si è recata infatti al funerale per darle l’ultimo saluto.

Lucia Veronesi si è infatti spenta domenica mattina dopo aver lottato a lungo contro la malattia.

“La preside del ‘Colegio’ – ricorda con voce tremante Vaccaro – ha dedicato tutta la sua vita all’insegnamento mettendoci passione e perseveranza. Nella scuola ha lavorato, anche durante la malattia, fino alla fine. Per ben sedici anni è stata professoressa di latino e italiano al liceo. Ha cominciato come professoressa e poi è diventata preside”.

E’ stata inoltre professoressa di italiano nella facoltà di Lingue presso l’ ‘Universidad central del Venezuela’ (Ucv) per tanti anni e poi, entrata alla Codazzi, si è innamorata del suo lavoro e non ha più lasciato quei giovani.

“Lucia aveva un bellissimo rapporto con i ragazzi, che infatti l’amavano. A dimostrazione di come sapeva interagire con i giovani, basta sapere che gli alunni la chiamavano con affetto ‘Lucí’ in napoletano. Lucia aveva la capacità di ascoltare e comprendere i giovani come pochi insegnanti hanno”.

Al giorno d’oggi, quanti sono infatti i professori, non solo competenti nell’insegnare la propria materia, ma anche capaci di farsi voler bene dai propri alunni?

“Ieri durante il funerale vi erano tantissimi studenti – racconta la professoressa -. E’ cominciato alle 10 del mattino e alle 15 gli studenti non se ne volevano andare: rimanevano lì in piedi. Erano tutti in fila dinanzi al picchetto d’onore”.

Vaccaro non è la sola che piange la sua scomparsa,  ma tutto il personale della scuola Codazzi.

“Un’eccellente professoressa”. Così definisce la sua collega defunta il preside del ‘Colegio Bolívar-Garibaldi’ Claudio Milazzo.

“Non è stata una mia professoressa ma la conoscevo personalmente. Posso assicurare che era una persona splendida e un’insegnante molto preparata. Mi dispiace che non sia venuta a lavorare presso la scuola Bolivar Garibaldi” conclude il professor Milazzo.

Raggiunta telefonicamente, l’onorevole Marisa Bafile ricorda con parole commosse la professoressa defunta:

“Lucia Veronesi, oltre ad essere una persona che mi era molto cara, era una straordinaria professoressa. Ho avuto la fortuna di conoscerla personalmente e di poter così apprezzare sia le sue doti intellettuali che personali. La sua morte è una grave perdita per la collettività italiana, poiché è una di quelle persone che non si può sostituire”.

“Lucia ha dedicato la sua vita all’insegnamento – dice Marisa Bafile -. Credeva fortemente nella scuola Codazzi e ha fatto tutto il possibile affinché andasse avanti. Anche grazie all’appoggio di un altro preside della scuola, il professore Adolfo Cecilia, è riuscita a far crescere il ‘Colegio’”.

“Una persona di grande umanità. Insegnava senza imporre, senza la forza dell’autorità. Impartiva le proprie lezioni senza castrare la creatività degli alunni. Condivideva con loro e li lasciava liberi di esprimersi. Vi era uno scambio tra professore e alunno: Lucia era una di quelle professoresse che insegna con la consapevolezza di apprendere dai giovani ogni giorno”.

“E’ un lutto, non solo per noi adulti che abbiamo conosciuto Lucia Veronesi, ma per tutta la collettività e in particolare per i giovani che non avranno la fortuna di essere suoi alunni”.


Volto grigio, collage su cartone - Gianluca Salvati - marzo 2008