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mercoledì 11 giugno 2014

Quel paio di cose che so sul caso Sindoni

Dopo un'attenta disamina degli articoli di Enrico De Simone inerenti l'assassinio di Filippo Sindoni e il truculento articolo del Giornale, organo ufficiale del fascismo berlusconiano, vorrei agiungere un paio di cose che so sul caso Sindoni.


La prima volta che ho sentito parlare di Filippo Sindoni è stato a Caracas, alla scuola A. Codazzi, quasi un anno prima della sua morte. L'occasione era dovuta ad un fatto concreto che riguardava quella scuola italiana di Caracas. Era stato appena iscritto il nipote di Filippo Sindoni, dato che suo padre si era trasferito a Caracas.

Il primo aspetto degno di nota era che il suo arrivo era salutato da un'evidente stato di fibrillazione da parte delle colleghe. In particolare da colei che sarebbe stata la sua insegnante privata per i primi tempi. Quella stessa collega con cui avevo appuntamento per un caffè ad un bar di Chacao il 27 agosto 2008, caffè che non prometteva nulla di buono (post: Consolato Generale di Caracas). 
La collega di cui parlo era la "protetta" di alcune mogli della Giunta Codazzi, ma forse è più corretto dire "la cavia", dato che la manipolavano alla grande. Non che lei  fosse malvagia, solo si trovava in un contesto, a dir poco, malsano...

Tornando al caso Sindoni, le parole ricorrenti che giungevano quando si parlava di lui, erano "quello della pasta" e "mafioso"
Io non sapevo niente e ben poco avevo capito di quell'ambientino, ma ricordo bene l'eccitazione di quei giorni che andavano verso l'estate.

Tre anni dopo, nell'agosto 2008, lo stesso Antonio Nazzaro mi ribadì che Sindoni era un mafioso, e per questo motivo lui, persona integerrima e con un progetto di vita, non era andato al suo funerale. Se però si parlava di quelle merde del Codazzi, e guarda caso uno dei suoi ultimi pseudo-spettacoli vedeva la partecipazione anche della figlia di Guido Brigli, quella parodia di essere umano, Antonio Nazzaro alzava le mani dicendo che la mafia "c'è dappertutto...".  
Insomma ne veniva fuori un nuovo apprendimento o una nuova verità. Il verbo.


El chaman, disegno su carta - Gianluca Salvati 2005 Caracas
 

Così, anche lo scrittore fallito, Antonio Nazzaro, avallava l'ipotesi del mafioso (ma avrei dovuto meravigliarmi del contrario).

Quando, tempo dopo ho confrontato le divergenti opinioni raccolte a Caracas, mi sono reso conto che ne  veniva fuori una verità ben diversa da quella sorta di spot diffamatori divulgati al Codazzi. Il vero problema di Filippo Sindoni era essere stimato dal presidente del Venezuela, Hugo Chavez.

Al Codazzi, manipolo di escualidos fascisti questa cosa non poteva passare. E il primo modo che certa gente ha di contrastare qualcuno è denigrarlo.

Quello che non mi è mai stato chiaro è perché suo nipote fosse approdato proprio nella tana di quei porci fascisti del Codazzi, quando c'era la scuola Bolivar y Garibaldi che in quel periodo funzionava piuttosto bene. Tanto bene che Anna Grazia Greco ci aveva installato la sua piccola corte dei miracoli: Enrico De Simone, giornalista di destra alla Voce d'Italia (giornale fascista con velleità sinistroidi), Daniela Correri, ex compagna di un agente della scorta personale del noto piduista al governo già primatista mondiale di figure di merda, Silvio Berlusconi, l'amerikano. Infine c'era il buon Antonio Nazzaro, buono per tutte le stagioni. Buono a nulla. Fu proprio grazie all'autodenuncia di quest'ultimo che la Greco (Anna Grazia, una fuorilegge in missione), trovò il pretesto per interrompere il finanziamento ministeriale alla scuola Bolivar y Garibaldi.

Antonio Nazzaro, è risaputo, oltre ad essere uno scrittore precario e fallito, è anche uno che ha un progetto nella vita. Il suo principale problema, povero diavolo, è di essere ostaggio, poco più di una pedina, di quella gentaglia della cricca Codazzi, che non ho ancora capito se legati alla 'ndrangheta o a quant'altro, o più semplicemente, quattro massoni di merda...